Non so se sarà sottolineato o passerà sotto silenzio (conviene a molti) quanto accade in queste ore in Israele. La commissione d'inchiesta sulla guerra dell'anno scorso in Libano, presediuta da Eliahu Winograd, ha reso noto il suo rapporto, che condanna senza mezzi termini il Primo ministro Ehud Olmert, il ministro della Difesa Amir Peretz e l’ex capo di Stato Maggiore (già dimessosi) Dan Halutz.
Mi piacerebbe sapere se e quando in un altro Paese (occidentale, non sembra il caso di considerare gli Stati tirannici dell'area medioorientale) sia avvenuta una cosa di tale portata e con tanta celerità.
Ho appena letto l'articolo di La pace impossibile di Israele, di Fiamma Nirenstein, da Il Giornale di oggi. Ho piacere di citare questo passaggio:
...Nel mondo di quasi un miliardo di persone che circonda la minuscola democrazia mediorientale, 7 milioni abitanti, dalle case oltre il confine in cui criticare il potere equivale alla pena di morte, alla tortura, alla prigione, in un mondo in cui ancora oggi gli egiziani credono seriamente di avere vinto la guerra del 1973, e in cui di tutte le sconfitte si accusa la congiura ebraico-americana rifiutando riflessione e autocritica, gli hezbollah invece di rallegrarsi tanto avrebbero forse dovuto domandarsi come mai pur di restare fedeli alla verità le istituzioni israeliane, per loro stessa decisione, si flagellano. E noi stessi possiamo chiedercelo con preoccupazione, certo, ma ricavando da questa vicenda soprattutto l’idea che la parola democrazia è coniugabile con democrazia, a differenza di quello che tanti pensano o pretendono di pensare....
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il 1/5/2007 alle 9:25 | |