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Solomon
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Mettiamola così

 

 

 

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Mettiamola così. Il sistema era ispirato, ma è l'uomo che è infame.

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15 marzo 2007
Masada in pericolo
Il sito di Masada in Israele è in pericolo. Lo riporta lo Studio biblico Francescano di Gerusalemme nel suo bollettino, riprendendo un articolo di Etgar Lefkovits del Jerusalem Post del 9 marzo 2007. Una parte delle antiche mura di Masada, gravemente danneggiata dopo un nubrifagio nel dicembre del 2003, è in pericolo di crollare. La notizia è stata diramata giovedì scorso dalla Israel Nature and National Parks Protection Authority. Masada, simbolo della lotta per la sopravivenza del paese, oggi è una delle attrazioni turistiche più visitate di Israele. La rocca rientra tra i siti “di eccezionale importanza” nella lista Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Masada, con i suoi campi militari, le fortezze e la rampa di attacco, è il sito che testimonia in maniera più completa la tecnica di assedio dei romani.
 Fu Erode il Grande, re della Giudea dal 37 al 4 a.C., ad edificare il palazzo che poi divenne luogo di rifugio per un gruppo di ebrei ribellatisi al controllo romano nel 73 d.C.
 Il direttore del parco di Masada, Eitan Campbell, ha dichiarato che, nonostante non siano mancati interventi di consolidamento su una sezione dei 1400 metri di mura, cresce sempre più il rischio che possano esserci crolli, se non si interviene in tempi rapidi. Si tratta di un settore delle mura sul lato meridionale che non fa parte del percorso turistico.
 Il governo ha stanziato 10 milioni di NIS per la ristrutturazione. Il capo del dipartimento per la preservazione della Parks Authority, Zeev Margalit, ha affermato “Israele non ha né petrolio né diamanti ma tesori culturali”. Per questo la Parks Authority insieme all’IAA (Israel Antiquities Authority) ha inoltrato al governo una richiesta di 75 milioni di NIS per i prossimi cinque anni.
 Zeev Margalit riconosce che la priorità per il paese rimane la garanzia della sicurezza con i suoi oneri economici, ma aggiunge “senza questi tesori culturali non abbiamo niente per vivere qui”.
 Fra una settimana altri otto siti israeliani saranno inseriti nella UNESCO’s world heritage list.




permalink | inviato da il 15/3/2007 alle 21:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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