Chaim Potok, scomparso poco più di un anno fa, è uno dei più noti scrittori ebrei americani del nostro tempo - autore di celebri romanzi come "Danny l'eletto" e "Il mio nome è Asher Lev" - e nelle sue opere ha raccontato i conflitti interiori e generazionali del mondo chassidico legato da una parte alle vecchie tradizioni e dall'altro spinto al confronto con la moderna società statunitense.
La necessità di integrarsi ma allo stesso tempo il rifiuto a fare compromessi è stata l'occasione per Potok per raccontare di un ebraismo mitteleuropeo, distrutto dai pogrom e dalle persecuzioni naziste, scardinato dalla sua terra trapiantato nel nuovo continente e alla ricerca di un nuovo equilibrio che consentisse alle nuove generazioni di vivere la modernità senza chiudersi in nuovi shtetl e nuovi ghetti.
Totalmente diverso da questo genere letterario è l'ultima opera di Potok - 'Storia degli ebrei' pubblicata per i tipi Garzanti (595 pag. ¤25) - che propone in una chiave romanzata i quattromila anni di storia del popolo ebraico, il cui lungo vagabondare attraverso il tempo e le terre, dall'antica Ur prima civiltà creata dall'uomo fino alla creazione dello stato d'Israele, da l'occasione all'autore per disegnare il grande affresco della storia dell'umanità
Raccontare le vicende personali e storiche dei grandi protagonisti dell'ebraismo (Abramo, Mosè, Giuda Maccabeo, i re David e Salomone, i rabbi Hillel, Schammai, Yochanan ben Zakkai e Akiva, e poi Jehudà Halevi, Maimonide, Rashi, rav Loew di Praga, Shabbetai Zevi, rabbi Israel Ba'al Shem Tov, Spinosa, Dreyfus, Teodoro Hertzl, Chaim Weizman, David Ben Gurion, ecc.), vuol dire raccontare soprattutto la storia dei tanti popoli che vissero fianco a fianco al popolo ebraico, ora alleati ora nemici: dai sumeri ai cananei, dagli egizi ai babilonesi, dai greci ai romani, fino ai diversi popoli europei in un costante processo a volte contraddittorio di confronto, di scontro e di osmosi.
Unico popolo dell'antichità ad aver superato la storia, il popolo ebraico deve confrontarsi con l'intera umanità, perché più di altri popoli ha l'esperienza e gli strumenti per comprendere le grandi vicende quotidiane. "Mio padre - scrive Potok - si esprimeva spesso in termini militari: gli ebrei erano l'avanguardia dell'umanità, le pattuglie in avanscoperta, perciò erano predisposte a subire le perdite maggiori. Ma un giorno saremmo riusciti a instaurare il Regno di Dio sulla terra. Non aveva dubbi in proposito".
E' proprio questa oscillazione tra una visione terrena, fatta per lo più di grandi sofferenze e catastrofi, e una aspirazione divina la base delle relazioni degli ebrei con gli altri popoli e le altre religioni. Prima lo scontro tra Israele e il paganesimo antico, quello delle tribù e dei regni che un tempo abitavano il Medio Oriente, poi il confronto e le lusinghe della classicità greca e romana; successivamente l'impatto con il cristianesimo e l'islam, cui seguirà negli ultimi due secoli l'incontro con il 'nuovo paganesimo' di un mondo secolarizzato. Tutto questo Potok racconta con grande maestria, offrendo al lettore una ricchezza infinita di particolari, in una narrazione che pur in una massa enciclopedica di notizie e di informazioni scivola fluida e lineare.
La storia di questa piccola minoranza si intreccia con la storia di tanti altri popoli e diventa così difficile capire se la nostra diaspora abbia inciso di più nella definizione dell'identità ebraica o piuttosto nella costruzione della civiltà occidentale.
Fonte: Shalom
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il 3/4/2004 alle 12:15 | |